Illawarra Video

Illawarra survey bike: in Giappone con Cicli*MA non avevo tutto questo, ma il progetto di realizzare una bici che riprende video e audio dei luoghi che attraversa prosegue con la ricerca della strumentazione più adatta…

Le foto sono state scattate a Milano quest’anno, per preparare un progetto di video documentazione.

Posted in Survey bikes | Leave a comment

Giappone 2008 01

Nell’agosto del 2008 sono andato in Giappone con Alfonso Cantafora, prima a Tokyo e successivamente a Hokkaido.

Il video è girato con una telecamera Sony montata sul carro posteriore dell’Illawarra (realizzata da Dario Pegoretti, con grafiche di Alessandro Mendini).

Nel video, la Pegoretti Duende di Alfonso è dotata di portapacchi e forcella da lui progettati e realizzati a Milano tra il 2005 e il 2008. La forcella è ora esposta alla Triennale, nella mostra “Quali cose siamo” del Triennale Design Museum.

Posted in Survey bikes | Leave a comment

Giappone 2008 02

Tokyo, sezione in movimento del mercato del pesce di Tsukiji.

Posted in Survey bikes | Leave a comment

Guglielmo Mozzoni

A Milano, nella via che porta verso il quadrilatero della moda e dello shopping, in uno degli ultimi Palazzi della città, vive e scalpita Guglielmo Mozzoni, classe 1914, passato indenne attraverso il regno, l’oligarchia, la dittatura, l’impero e la democrazia, che, dice, è un invenzione imperfetta, ma rimane ancora la sua preferita.
Abitato da millle progetti e disegni ironici e serissimi, da giocattoli a molla e da schizzi sensuali di signorine discinte, “sempre un bel vedere”, lo studio di Mozzoni è un merzbau fantastico da cui l’Architetto risponde fulmineo al telefono, principalmente in milanese, con una risata possente e una prontezza invidiabile a chiunque abbia qualcosa di cui parlargli, corroborato da “Maddaleeeena, la ghe pù?” e da “Fiorella, graaande figliola”.
Arrivo dunque da Mozzoni alle 12 per parlare della mostra sul suo lavoro, che si è appena conclusa al Castello Sforzesco, dove erano esposti grandi modelli in legno, schizzi e disegni del progetto incompiuto, la Città Ideale, che lo appassiona anima e corpo dal 1960.

L’allestimento della mostra è semplice e scarno, i disegni sono ingrandimenti quasi brutali fissati con delle puntine, e lascia al materiale esposto il compito di emozionare il visitatore con una visione, una speranza, un progetto che definire utopico sarebbe stupido, mentre è invece ideale, nel senso più puro e anarchico del termine.
Mi siedo, dopo aver scavalcato un paio di gran cani, e mi becco subito quattro aneddoti da manuale, dopo aver appreso che devo dargli del tu, chè con il lei gli sembra che pensi sia già morto:
1. Nella strenua difesa del paesaggio di Biumo Superiore, ha appena scritto un fax alla Camera di Commercio di Varese, promotrice di un grande albergo nella campagna, dicendo che la parola Commercio gli ricorda i casini e la frase “commercio o uscire” utilizzata per scremare chi non era in possesso delle fondamentali 10 lire (e il Mozzoni usciva, aggiunge).
2. Sull’onda dei ricordi, e della visita di Caccia Dominioni, 1911, all’inaugurazione della mostra, mi dice enigmatico “il Caccia l’è un uomo vero, ma è arrivato vergine al matrimonio”. Chiedo spiegazioni, e scopro che alle volte, in licenza insieme prima della guerra, gli capitava di averle le 10 lire, ma mentre lui andava a spenderle, il Caccia filava in albergo.
3. Durante gli studi al Politecnico era tra i 6, con Ghidini, Zanuso, Magnaghi, Terzaghi e Verme, che Portaluppi lasciava liberi di fare quello che volevano, pur chiamandoli architetti giudaico-comunisti, mentre gli altri studenti si piegavano allo stile monumentale dell’architettura di regime.
4. Durante il servizio militare, Livio Castiglioni, antimilitare di costituzione, e suo compagno nella scuola ufficiali, assumeva, a detta del loro tenente, una posizione marziale solo quand’era sul riposo.
Un po’ a malincuore, visto il livello dei gossip, faccio qualche domanda sulla mostra al Castello: la Città ideale è una sfera di 240 metri di diametro, composta da 12 piani collegati da rampe, per 25000 abitanti che abitano in condomini anch’essi privi di scale. Ogni piano ha fattorie e giardini, oltre ai servizi necessari agli abitanti. L’esercizio della democrazia si esercita direttamente, attraverso internet, votando ogni singola legge proposta dal parlamento.
La Città Ideale, come detto, non è un utopia, ma un sogno realizzabile, il cui calcolo delle strutture ha eliminato ogni perplessità dei suoi detrattori in generale e nello specifico della mostra ha evitato che, come altre volte, si dicesse del Mozzoni, parole sue, “vabbè è scemo”.
Il progetto si è evoluto più volte fino ad arrivare oggi a una compiutezza e a una integrazione tra ambizione del progettista e qualità del progetto di cui sono spesso privi i progetti verticali recentemente proposti a Milano, di cui Mozzoni è un grande oppositore.
Il prossimo passo è rendere la mostra permanente, e l’architetto Mozzoni è in caccia di un Sindaco abbastanza visionario da capire il potenziale evocativo della Città Ideale, che decida di ospitare i modelli e i disegni di questa elegante e concretissima visione nei prossimi anni.

Posted in Text | Leave a comment

HAL 9000 – Qualcuno di voi mi tradirà. Non certo hal 9000.

Da qualche tempo hal 9000 ha smesso di sopraffarre astronauti e di giocare a scacchi per Stanley Kubrick.
Si dedica all’umanità.
Striscia lentamente lungo ascisse e ordinate, ma invece di spostare un cavallo muove una macchina fotografica digitale che ricostruisce immagini ad altissima risoluzione, visibili sul sito www.haltadefinizione.com

L’operazione ha numeri monstre: il file de “L’ultima cena” di Leonardo pesa 100 gigabytes, misura 172181 pixels di larghezza per 93611 di altezza per un totale di 16.118.035.591 pixels (una fotografia a piena pagina in A4 ne misura 8.699.840)
Osservando Il Cenacolo si arrivano a vedere i dettagli più intensi e la fragilità dell’opera più visitata al mondo, senza mettervi in coda a Milano in Santa Maria delle Grazie e tenendo sott’occhio l’email. Non fatelo con una connessione a 56 kbit/s..

Posted in Text | Leave a comment

Moth Bladerider

Falena a pelo d’acqua: Moth, la deriva che tecnologicamente fa impallidire una barca della Coppa America.

Le farfalle hanno due belle antenne. Le falene dei filamenti. Le farfalle nascono da una crisalide, le falene da un baco. Le farfalle sono colorate, le falene grigie (sono colorate solo quando sono velenose). Le farfalle sono affusolate, le falene tozze e pelose. Quando si posano le farfalle tengono le ali aperte, le falene chiuse.
Detto questo se doveste progettare una barca feroce, che vola a 3 volte la velocità del vento reale sollevata a 50 cm dall’acqua, sostenuta da due hydrofoil, con uno scafo che pesa armato di vela e albero 26 kg, cattiva ed essenziale come una Lotus Seven, non potete chiamarla Butterfly, ma dovete chiamarla Moth (tossica quando colorata..).
Interamente in carbonio il Moth è un piccolo aliscafo – e chi è stato nell’isola di Marettimo sa quanto siano inquietanti – che si solleva dall’acqua con 7 nodi (l’aria che sentite sul volto se camminate rapidamente), armato con un albero a crocette libere e una vela simile a quella dei windsurf.
www.moth-sailing.org

Posted in Text | Leave a comment

Royal Dutcheese

In via Custodi 6, appena dopo un mitologico deposito dei tram, per chi è pratico di Milano, e accanto a uno degli alieni urbani più interessanti della nostra città, viale Bligny 42, c’era una vecchia fabbrica di formaggi.
Diciamo che erano tomette fortunate: un bell’edificio, con un attico vetrato e verde che guarda su un cortile.

Nelle giornate del Salone 2008, Custodi 6 ospita la mostra “Interior Design and Textile & Fashion” della Royal Academy of Art: i migliori studenti della KABK presentano mobili e tessuti, oltre a una curiosa esperienza di realtà virtuale, grazie a caschi Augmented Reality (AR).

Da Royal Dutcheese si entra in una grande sala vuota: a terra sono disposti dei marker RFID che attivano sullo schermo di un casco in dotazione ai visitatori delle immagini di oggetti 3D. Lo schermo del casco è trasparente e il mondo reale e virtuale si confondono mostrandoci dei fantasmi di mobilia: augmented reality… E sicuramente trasporti made easy.

Posted in Text | Leave a comment

Japan design 2008 – Design Giapponese per ogni evenienza

Mettiamo che siate uno scrittore pigro amante delle assi da wc riscaldate…
Vi consigliamo di fare un salto in via Solari 37 alla Fondamenta Jahier il design giapponese, attento all’ambiente, alla comunicazione e sicuramente alla forma, si occupa di tutto quello che possiamo desiderare.
La penna Namepen Sign di Fukasawa per Shachihata ha l’aspetto di un timbro, mentre quando la si utilizza per scrivere muta in una penna.

L’azienda TOTO, vero mito di chi ama il Giappone, presenta NEOREST, un WC ecologico che utilizza soltanto 5,5 litri per un risciacquo. Un sistema installato all’interno della seduta utilizza acqua ed aria calda per il lavaggio e l’asciugatura dell’utente e il sedile è riscaldato.

Infine Toyota presenta i-real, un “guscio d’uovo” per la mobilità personale, che avvolge il guidatore e che trasmette attraverso un LED posteriore le intenzioni di spostamento agli altri pedoni.

Anche se non rientrate nella categoria degli scrittori pigri etc, andateci assolutamente.

Posted in Text | Leave a comment

Le architetture di Pamela Ferri hanno un certo peso

Non è un modo di dire, non solo. Certo, hanno un peso culturale importante in un panorama italiano piuttosto appiattito; hanno un peso nella ricerca sullo spazio, in un contesto in cui molti sfuggono alle scelte architettoniche dotandosi di ottimi fornitori di wengé; hanno anche un peso perchè recuperano la teoria e le ossessioni come terreno fertile per progettare.
Ma, a mio parere, gli spazi di Pamela Ferri pesano in senso letterale: generalmente l’architettura è molto misurabile in lunghezza, altezza e profondità, ma sfugge alla misurazione della sua massa. Al contrario degli esseri viventi, difficilissimi da misurare con precisione ma molto semplici da pesare.
Pensate a un pesce, o a una conchiglia. Piani, sovrapposizoni, ombre, luci, masse rientranti e protuberanze, spazi visibili o solo immaginabili. Impossibile rilevare tutto… Eppure di un pesce del giorno possiamo sapere in un istante quanto pesa.
Come nei progetti di Pamela: entrandoci non possiamo fare altro che astenerci dal misurare e gustarci la quantità precisissima di spazio che contengono, incastrato tra discese e risalite millimetriche di piani quotati magicamente dall’occhio inquieto della loro autrice.

L’articolo originale su http://www.spazioarchitettura.ch/architettura/articolo128.aspx

Posted in Text | Leave a comment

di-STRETTI CREATIVI

La creatività è stata attribuita all’intervento divino,
a processi cognitivi, all’ambiente sociale, ai tratti personali,
al caso.
Mai, storicamente, alle confraternite.

Che l’adunata di studenti, creativi, docenti, teorici, designers
sia un bene, è tutto da dimostrare;
in particolare quando per riunirsi espellono dalle città gli artigiani,
le piccole industrie, gli artisti dell’utensile,
che hanno generato (almeno) metà delle idee del grande design italiano
(perchè succede sempre così e le scuole non si insediano in qualche torre per uffici dismessa,
ma sempre e comunque in un capannone industriale?).

Paradossalmente la densità produttiva e ingegnosa delle città
è espulsa da quella creativa, sempre più mobile su scala globale,
ma sempre più pigra quando si tratta di voler trovare tutti i propri simili a pochi metri…
Siamo sicuri che le idee migliori ci verranno
stando tutti insieme sotto uno shed o un carro ponte coperto d’edera
e non chiaccherando con i vari Porcelli, Vigilia, Ravelli, Nart, Miorini,
ultimi rappresentanti di quel savoir-faire che ha reso Milano mitica
per le capacità dei suoi fabbri, tornitori, modellisti, fonditori e falegnami?

E poi, ammettiamolo, un distretto è un area omogenea
(dal distretto militare, al distretto della sedia),
e forse le idee non meritano di essere accorpate.

Posted in Text | Leave a comment